giovedì 13 gennaio 2011

Indignatevi

Questa volta voglio solo riportarvi una breve recensione di un libro francese, non ancora uscito in Italia. Per parte mia, se non sarà pubblicato in italiano, per una schifosa forma di autocensura, rispolvererò il mio francese, lo comprerò e lo leggerò nella lingua madre.

Contro le canaglie

di Antonio Padellaro
 
Nell'Italia che ammira i furfanti di successo la parola indignazione può avere un suono ridicolo. Non la ribellione a quanto offende la dignità propria e degli altri. Bensì una maschera moraleggiante e ipocrita con cui dissimulare frustrazione e invidia per chi ha saputo meritarsi denaro e potere, non importa come. Diciamo la verità, qui da noi tra una simpatica canaglia e uno sdegnato galantuomo non c'è partita. Non tutto è perduto, però. Forse anche Stéphan Hessel quando ha dato alle stampe in Francia il suo breve pamphlet pensava a una cerchia ristretta di lettori. Un prevedibile insuccesso per vari motivi. L'età dell'autore, innanzitutto: 93 anni. Si sa la vecchiaia non è mai attraente, e poi cosa avrà mai di interessante da raccontarci l'arzillo nonnino? Ecco le prime righe: "Ricordare le radici nel mio impegno politico negli anni della Resistenza" . Oddio la Resistenza, massimo rispetto, per carità, ma stiamo parlando di un secolo fa. E come s’intitola questo polveroso mattone? Indignez-vous! .Mamma mia, chissà che noia. Ebbene: oltre 500 mila copie vendute in pochi mesi. Le librerie prese d'assalto. Le prime pagine sui principali giornali e grandi dibattiti in tv. Insomma, Hessel superstar. Merito di concetti come questo: "Dobbiamo vegliare tutti insieme affinché la nostra società resti una società di cui andare fieri. Non la società dei sans papier, delle espulsioni, dei sospetti nei confronti degli immigrati, non la società che rimette in discussione le pensioni, le conquiste sociali, non la società nella quale gli organi di informazione sono in mano ai ricchi, tutte cose che avremmo rifiutato se fossimo stati gli autentici eredi del Consiglio Nazionale della Resistenza". Naturale che siano stati soprattutto i giovani francesi ad indignarsi proprio come Stéphan Hessel. Se non ci fosse stato il suo libro non avrebbero mai saputo che alla base della democrazia conquistata con il sangue di tanti c'erano principi e valori ispirati a una organizzazione razionale dell'economia sottratta al potere delle grandi banche. Stéphan e i suoi compagni avevano combattuto contro il nazismo. Ma anche per un futuro che garantisse una stampa realmente indipendente e un’istruzione di qualità per tutti i bambini francesi senza discriminazione alcuna. E allora cominciamo a indignarci anche noi. Contro l'arroganza delle canaglie al potere. Contro la pavidità di certi oppositori sempre pronti a piegare la schiena davanti alla legge del più forte. Può aiutarci questo piccolo libro di un anziano signore rimasto fedele ai suoi ideali di gioventù.




giovedì 9 dicembre 2010

...



Cos'è, un diario? Non so. È tanto che non scrivo.
La giornata è grigia.
La situazione politica è grigia, fino a poco fa era nera, ma una luce vera e propria, ancora non si vede.
Quella economica più o meno uguale, tendente al nero.
La Roma è grigia, nonostante i colori.
Il futuro? Grigio.
Ma allora cos'è, un diario? Mah, è tanto che non scrivo... (repeat)

venerdì 20 agosto 2010

KOSSIGA



Così, come era scritto sui muri d'Italia, quando ero più giovane. Leggendo elogi e necrologi dedicati all'emerito presidente, in questi giorni ho ripensato a quelle scritte e agli anni passati. Anni di misteri, di stragi, più o meno di stato, come cantava Claudio Lolli. Un po' per ricordare, un po' per farli conoscere a mio figlio, ho comprato due libri che consiglio vivamente a chiunque non abbia paura della storia e della verità, anche se spesso è velata, distorta, depistata. Sono due libri che usano la tecnica del fumetto per attualizzare ed emozionare di più: "La strage di Bologna" di Alex Boschetti e Anna Ciammitti, e "Ustica scenari di guerra" di Leonora Sartori e Andrea Vivaldo, editi entrambi da BeccoGiallo (www.beccogiallo.it). Ricchi di informazioni, anche di "partenza" (per saperne di più...), e di interventi autorevoli, costituiscono una preziosa testimonianza per chi non c'era e per chi c'era e non ricorda. Per non dimenticare.

sabato 5 giugno 2010

La libertà di stampa e i libri

Il disegno di legge 1425 contenente le norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali, dopo essere stato approvato alla Camera e integrato alla Commissione giustizia del Senato sta per essere discusso in Senato.
Così com’è, la legge rischia di compromettere un diritto dei cittadini, tutelato dalla nostra Costituzione: quello di informazione e di critica.
Ci riferiamo in particolare alle modifiche alle disposizioni attualmente vigenti in merito alla possibilità di pubblicare una sintesi degli atti giudiziari (che siano intercettazioni o interrogatori o qualunque altro documento) non più coperti da segreto prima della conclusione dell’udienza preliminare.
Inoltre la legge in discussione in Parlamento aggancia il divieto di pubblicazione a un’altra legge esistente (la 231 del 2001) relativa alla responsabilità amministrativa delle imprese per reati commessi dai dipendenti nell’interesse aziendale. Con il risultato di inasprire le sanzioni previste sia per i giornalisti (fino a 20.000 euro) sia per gli editori (fino a 465.000 euro). Editori che vengono spinti ad un controllo preventivo sull’operato di giornalisti e autori, attraverso l’acquisizione preliminare di informazioni rilevanti sulle loro inchieste.
Se la legge fosse approvata, per far solo un esempio, oggi probabilmente l’opinione pubblica italiana nulla saprebbe della vicenda che ha portato alle dimissioni del ministro Scajola…
Riteniamo dunque che il nostro paese corra il rischio di una grave limitazione della libertà di stampa, parte essenziale di uno Stato di diritto liberale e democratico. E questo vale non solo per i giornali ma anche per i libri, che svolgono anche in Italia una funzione essenziale per consentire ai cittadini una scelta democratica libera e consapevole.
Ancor più grave sarebbe poi l’effetto sulla società civile. Come chiarito dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, la cronaca giudiziaria è essenziale in democrazia per consentire ai cittadini di verificare il corretto funzionamento della macchina della giustizia. Privati delle informazioni necessarie non potrebbero formarsi una opinione equilibrata sulla legittimità delle azioni intraprese dalla magistratura, come invece nei recenti casi sopra citati la cronaca giudiziaria ha consentito loro di fare.

venerdì 5 marzo 2010

Come vogliamo chiamarlo

Una premessa. Dopo l'ultimo post dell'anno, in cui ero quai convinto che peggio non poteva andare, ho vissuto i primi due mesi del 2010 in apnea: stava andando peggio.
Dopo la scoperta di un sistema di corruzione e appalti truccati che gravita intorno (e dentro...) al fiore all'occhiello del, purtroppo per noi, presidente del consiglio italiano, la Protezione Civile (ma non solo...), dopo il senatore del partito al governo (ahinoi...) che prendeva ordini dai boss della 'ndrangheta, dopo la prescrizione di un reato di corruzione commesso dal solito, sempre purtroppo per noi, presidente del consiglio, spacciata al TG1 come un'assoluzione, dopo la farsa delle liste elettorali illegali (firme false e presentate in ritardo) dei candidati del partito al governo, dopo l'approvazione di una riforma (nel silenzio generale) che modifica l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, facendoci tornare indietro di sessant'anni almeno, dopo tutto questo abbiamo ascoltato uomini, giornali e tg di governo (quasi tutti) minacciare (il Capo dello Stato) con il ricorso alla forza ("Siamo pronti a tutto" ha detto il nostalgico di turno) se non si fosse trovata una scappatoia per riammettere le liste elettorali taroccate. La risposta alla domanda del titolo verrebbe da un editoriale di oggi, sulla prima pagina de "il Fatto Quotidiano", a firma di Antonio Padellaro, che cito:
<< Un quotidiano non certo estremista come La Stampa ha scritto che un intervento governativo per ovviare agli errori grossolani del partito del premier sarebbe “abominevole”. E che si passerebbe a un “regime vero e proprio”. Chiamiamolo fascismo e facciamo prima. >>


venerdì 26 febbraio 2010

Nel mio piccolo...

...io ci sarò.


LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI – Manifestazione nazionale 27 febbraio 2010

l’appello

Manifestazione nazionale contro il legittimo impedimento ed a sostegno degli organi di garanzia costituzionale.
Siamo persone libere, autonome dai partiti, decise a rilanciare il rinnovamento culturale e politico in questo Paese.
Rinnovamento gioioso, pacifico e determinato che nasce con il No B Day: l’imponente manifestazione che ha riempito Piazza san Giovanni a Roma il 5 dicembre 2009. La grande festa di democrazia che ha colorato di viola strade e piazze in Italia e nel mondo.
Noi crediamo che l’approvazione della norma sul legittimo impedimento eleverebbe di fatto un cittadino italiano al di sopra degli altri, e dei principi di legalità: violazione palese della nostra Carta Costituzionale.
Non è più tempo di indugiare: è ora che tutti ci mettano la faccia.
Per questo invitiamo tutti gli esponenti della cultura e dell’informazione, della scienza e dello spettacolo, delle forze democratiche e del lavoro, ad aderire e partecipare alla nostra nuova iniziativa.
Per questo invitiamo tutti i cittadini alla grande manifestazione di Roma, in Piazza del Popolo, sabato 27 febbraio 2010 dalle ore 14.30.
A due mesi dal No B Day il rischio per la democrazia è ancora più grande.
Perciò torniamo nella piazza, affianco alla Costituzione e a sostegno degli organi di garanzia che essa prevede:
Nessuna legittimazione per chi attacca i principi della civile convivenza!

Questo appello è promosso da:
Popolo Viola Roma, Presidio Permanente Monte Citorio, Bo.Bi., Blog San Precario, LiberaCittadinanza, pagina Facebook del Popolo Viola.

sabato 30 gennaio 2010

Naturalmente

Naturalmente il Senato ha approvato l'emendamento che ci avvicina ad una stagione di caccia senza vincoli di stagione, per compiacere i cacciatori e, soprattutto, i fabbricanti d'armi (come Pietro Beretta, amicone di Silvione).
Mi domando come fanno, questi individui, a fare sempre le scelte più ingiuste, più dannose, più sbagliate. Ci vuole un'arte, indubbiamente.
Consoliamoci (si fa per dire...) con questo...

...Riassunto della situazione italiana. I partiti non rappresentano più i cittadini. I deputati non rappresentano più il popolo italiano, ma sono al servizio di chi li ha nominati. Le risorse pubbliche sono diventate private attraverso cessioni o con la concessione dello sfruttamento delle autostrade, dell'acqua, dello smaltimento rifiuti. La produzione è in caduta libera insieme all'occupazione. La Fiat chiude le fabbriche. La multinazionale Alcoa lascia l'Italia. Un numero sterminato di aziende è fallita come Phonemedia, 7.000 dipendenti, o sta licenziando come Italtel. Il debito pubblico è fuori controllo, non è un modo di dire, nel 2009 ci siamo indebitati di 140 miliardi di euro in più. Siamo arrivati a 1.800 miliardi di debito, nel 2010 raggiungeremo i 2.000 e pagheremo circa 80 miliardi di interessi. Non esportiamo più, ma le importazioni sono stabili. In un anno il saldo verso l'estero è peggiorato di circa un miliardo e mezzo di euro. Non esiste un piano industriale per il futuro, per recuperare competitività. Progettiamo grandi opere per trasportare merci che non produciamo. La Tav, il Ponte di Messina, l'Alta Velocità sono business per chi li realizza, ma all'Italia non servono, drenano decine di miliardi di euro dal bilancio dello Stato che potrebbero essere investiti nell'innovazione. Gli italiani hanno le tasse più alte d'Europa, ma stipendi inferiori del 32% alla media di quelli europei. Tremorti ha applicato l'aliquota del 5% ai capitali occultati al Fisco, di origine mafiosa, derivanti da traffici illegali o di evasori totali. I contribuenti onesti che lavorano per il fisco almeno sei mesi all'anno non hanno gradito, dopo questo esempio se possono diventeranno evasori. Il Governo non pensa al Paese, è impegnato a varare leggi su leggi per la riforma della giustizia per evitare la galera a Berlusconi. La nostra immagine internazionale è distrutta, dopo lo psiconano è l'ora dei replicanti, da Bertolaso ad Haiti a Frattini ad Hammamet. La moralità pubblica è ai livelli di Bokassa e di Idi Amin, con il ladro Bottino Craxi portato a modello di uomo di Stato. L'informazione è scomparsa, una volta era semilibera, oggi si è dissolta. Per informarsi è rimasta la Rete, contro cui ogni mese c'è una nuova legge, e la televisione svizzera nel Nord Italia. Il territorio è cementificato anno dopo anno e le splendide 100 città d'Italia trasformate in camere a gas. parcheggi e centri commerciali. Le Università italiane, che hanno primeggiato per secoli, sono scomparse dalle classifiche internazionali. Il notro futuro sono centrali nucleari, inceneritori, bretelle, autostrade, rigassificatori e parcheggi. Non dobbiamo dare la colpa a nessuno se non a noi stessi. Ora possiamo cambiare. Una nuova società in cui ognuno conta uno e i nostri figli contano più di ogni altra cosa è possibile. Basta una tua firma questi sabato e domenica per la lista regionale del MoVimento Cinque Stelle. Non sprecare questa occasione e spargi la voce. Loro non si arrenderanno mai (ma si stanno decomponendo sotto i nostri occhi). Noi neppure.


Tratto da http://www.beppegrillo.it/

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